QUALE FUTURO PER IL PINOT NERO DELL'OLTREPO' PAVESE?
- chiaracane68
- 17 lug
- Tempo di lettura: 2 min
LA DIFFERENTE VISIONE DELLO SCIENZIATO DEL VINO DONATO LANATI

“Il Pinot Nero dell'Oltrepò Pavese: una visione differente”. Questo, il titolo del Convegno scientifico e di visione in programma lunedì 20 luglio alle ore 15.30 all’Enoteca Regionale della Lombardia di Cassino Po a Broni (PV), che vedrà relatore lo scienziato del vino Donato Lanati di Enosis Meraviglia.
In tempi di congiunture geopolitiche, economiche e climatiche, anche il comparto vino sta subendo pesanti ripercussioni in termini di vendite e consumi. Alla luce di cotante preoccupazioni, sorge legittima la preoccupazione sulle sorti del Pinot Nero, tra gli altri, sollevata dai vignerons dell’Oltrepò Pavese.
A fare il punto della situazione, con uno sguardo d’insieme, di prospettiva e, soprattutto, scientifico, sarà dunque Lanati che, per l’occasione, tornerà nella sua terra d’origine qual è l’Oltrepò Pavese.
Ancora una volta, lo scienziato del vino tornerà a sorprendere con una tesi decisamente controcorrente rispetto al pessimismo diffuso. “Il Pinot Nero è un vitigno di straordinaria sensibilità e capace, come pochi altri, di restituire le differenze di suolo, esposizione e clima. Non solo. E’ il vitigno che, più di tutti, pretende conoscenza, misura e disciplina” anticipa Lanati. “Ebbene, in uno scenario climatico ed economico in movimento, la varietà che esige precisione è quella meglio attrezzata per il domani”.
Insomma, un messaggio incoraggiante rispetto ad un territorio che può prendersi la libertà di dispensarsi dal rincorrere altri modelli e permettersi di riconoscere/difendere la propria identità, costruendo qualità e valore in controtendenza alla logica della commodity.
“Il convegno” spiegano gli organizzatori, “è rivolto ai viticoltori e vuole essere un momento di confronto aperto sul futuro dei vigneti dell’Oltrepò Pavese, grazie all’opportunità di poter avere come relatore il luminare dell’enologia, il cui approccio si basa su un principio rigorosissimo, ovvero: comprendere le trasformazioni biochimiche che legano la vite al suo ambiente, per far emergere nel calice ciò che il territorio ha realmente da dire. Un percorso che accompagna il produttore dall'acino alla bottiglia”.
Fubine, 17 luglio 2026




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